Il mercato degli affitti brevi potrebbe presto trovarsi davanti a un nuovo cambiamento importante. L’Unione Europea sta infatti lavorando all’Affordable Housing Act, un provvedimento pensato per affrontare il problema della difficoltà di trovare abitazioni a prezzi sostenibili, soprattutto nelle città e nelle località turistiche.
Il punto che sta facendo maggiormente discutere riguarda la cosiddetta “regola dell’8”.
In parole semplici, una zona potrebbe essere considerata sotto pressione abitativa quando il prezzo medio di un’abitazione raggiunge almeno otto volte il reddito disponibile medio della popolazione residente.
Ad esempio, se in una determinata zona il reddito disponibile considerato fosse di 25.000 euro all’anno, superando indicativamente i 200.000 euro di valore medio delle abitazioni potrebbe scattare uno dei parametri previsti dalla normativa.
Non significa però che, raggiunta questa soglia, gli affitti brevi vengano automaticamente vietati.
La proposta europea servirebbe principalmente a dare a Comuni, Regioni e Stati maggiori possibilità di introdurre limitazioni nelle aree dove esiste una reale difficoltà abitativa. Le restrizioni potrebbero interessare soprattutto gli immobili utilizzati come seconde case o destinati stabilmente alle locazioni turistiche.
Ed è proprio qui che nasce la preoccupazione di molti proprietari.
Secondo le associazioni del settore, utilizzare un parametro uguale per tutti i Paesi europei rischia infatti di produrre risultati molto diversi. In Italia esistono numerose città e località turistiche nelle quali il valore degli immobili è elevato rispetto ai redditi dichiarati e la soglia prevista potrebbe quindi essere raggiunta con una certa facilità.
La questione diventa ancora più delicata quando il rapporto tra prezzo dell’abitazione e reddito arriva a 10 volte: secondo la bozza circolata, in questi casi potrebbero essere previste possibilità di intervento ancora più ampie.
Il problema, a mio avviso, è trovare il giusto equilibrio.
È certamente necessario favorire l’accesso alla casa, soprattutto per giovani e famiglie, ma bisogna evitare di considerare automaticamente l’affitto breve come la principale causa dell’aumento dei prezzi.
Ogni territorio ha caratteristiche diverse.
Una grande città universitaria, una località turistica e un piccolo Comune non possono essere trattati esattamente nello stesso modo.
Per chi possiede un secondo immobile, quindi, sarà importante seguire con attenzione l’evoluzione della normativa.
Per il momento siamo ancora davanti a un quadro normativo in evoluzione, ma una cosa appare chiara: il modo in cui utilizziamo e mettiamo a reddito gli immobili potrebbe diventare sempre più condizionato dalle decisioni delle amministrazioni locali.
E questo potrebbe incidere non soltanto sugli affitti brevi, ma anche sul valore e sull’interesse commerciale di molti immobili.
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